S.O.S SALUTE 6 Giugno Giu 2013 0916 06 giugno 2013

Intolleranze alimentari, test genetici alla prova

Sono fra i pochi metodi accettati dagli esperti. Ma non bastano per una diagnosi completa.

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Test intolleranze.

Test intolleranze alimentari. Per la maggior parte degli esperti i test genetici per la diagnosi delle intolleranze alimentari hanno un potere predittivo, ma non diagnostico. (Thinkstock)

I test per la diagnosi delle intolleranze alimentari sono sempre più diffusi. La stragrande maggioranza degli esperti è, però, d'accordo su un punto: mentre le analisi proposte per diagnosticare le allergie alimentari sono validate scientificamente, per identificare le intolleranze non sono ancora disponibili test validi.
Ai vari DRIA test, Biorisonanza, Analisi del capello, solo per citare i più noti, oggi si aggiungono anche i test genetici, che, invece, sembrano meritare un'attenzione a parte.
SI VERIFICA SOLO LA PREDISPOSIZIONE
L'argomento è stato al centro del dibattito anche durante il Forum sulle reazioni avverse agli alimenti organizzato a Roma dall'Accademia internazionale di nutrizione clinica (A.I.Nu.C.), che ha fatto chiarezza su un importante aspetto: i test genetici hanno un potere predittivo, ma non diagnostico. In altre parole, l'analisi dei geni permette di identificare una predisposizione a sviluppare un'intolleranza, ma ciò non significa che un risultato positivo corrisponda alla presenza del disturbo. Piuttosto può fornire un tassello del mosaico di indizi che portano alla diagnosi e i suoi risultati devono essere confermati da altre analisi.
UN SEMPLICE TEST PER IL LATTOSIO
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Stanno uscendo vari test genetici che ormai sono molto semplici», spiega Francesca Megiorni, biologa specializzata in Genetica Medica. Due esempi sono quelli delle analisi genetiche per l'intolleranza al lattosio e per la celiachia. Nel primo caso viene analizzata la porzione di DNA che regola la produzione della lattasi, l'enzima che serve per digerire il lattosio e la cui assenza porta a sviluppare l'intolleranza. «Eseguito oltre i 30 anni è piuttosto specifico e dice effettivamente se c'è l'intolleranza perché a questa età la situazione si è già stabilizzata.Deve però essere abbinato, ad esempio, al breath test», spiega l'esperta. Inoltre, nel caso dell'intolleranza al lattosio il test genetico aiuta ad escludere che il problema sia scatenato da un'altra patologia, come il morbo di Chron.
CELIACHIA, UNA QUESTIONE DI RISCHIO
Nel caso della celiachia, invece, i geni coinvolti sono ben più di uno. I più interessanti sono concentrati in una regione del genoma detta HLA. Particolari varianti dei geni presenti in questa regione sono associate al 40% dei casi di celiachia, ma possono essere presenti anche in individui che non soffrono di questo disturbo. Perciò la loro presenza indica solo un aumento del rischio di celiachia.
LA DIAGNOSI IDEALE
«Il gold standard della diagnosi è la dieta da eliminazione», spiega Carmelo Rizzo, docente A.I.Nu.C., «però va fatta bene, informando il paziente sulle reazioni crociate. Ad esempio se si elimina il latte bisogna eliminare anche la carne bovina. Bisogna anche capire cosa mangia il paziente durante la giornata e se ci sono disturbi alimentari». Se eliminando un cibo scompaiono anche i sintomi, la conferma del suo coinvolgimento nell'intolleranza è la ricomparsa dei disturbi alla sua reintroduzione nella dieta. A questo punto ogni dubbio sarà risolto.

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