SALUTE A TAVOLA 24 Maggio Mag 2013 1010 24 maggio 2013

Kamut, un aiuto contro il colesterolo

È un cereale ricco di antiossidanti, proteine e minerali. Da scoprire. A dirlo uno studio italiano.

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Kamut.

Kamut. Secondo uno studio made in Italy, mangiare prodotti a base di kamut aiuta a ridurre i livelli di colesterolo e glicemia. (Thinkstock)

Getty Images/iStockphoto

Il grano Khorasan, varietà originaria della Mezzaluna fertile nordafricana, continua a stupire i ricercatori che ne studiano a fondo le proprietà. Importato in America dall’Egitto a metà del secolo scorso, il kamut è oggi coltivato in Canada e Stati Uniti secondo i principi dell’agricoltura biologica, con alti standard qualitativi e senza mai essere stato incrociato con altre varietà, requisiti essenziali per preservarne le caratteristiche.
BENEFICI VECCHI E NUOVI
Dopo aver evidenziato, in passato, l’elevata concentrazione di importanti antiossidanti (come i polifenoli) e di proteine e minerali (in particolare selenio), i ricercatori delle Università di Firenze e Bologna, coordinati dal Stefano Benedetteli, hanno fatto un passo avanti dimostrando che mangiare prodotti a base di kamut riduce i livelli di colesterolo e glicemia. Lo studio pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition ha coinvolto 22 adulti sani, a metà dei quali è stato chiesto di consumare prodotti a base di grano kamut. L’altra metà, invece, ha mangiato solo cibi a base di grano duro, invertendo la dieta dopo otto settimane e andando avanti con questo regime per altri due mesi.
MENO COLESTEROLO CATTIVO
Le analisi condotte hanno dimostrato che la dieta a base di kamut riduce del 4% la quantità di colesterolo totale nel sangue e dell’8% quella del colesterolo 'cattivo'. Il consumo di questo grano aumenta, invece, i livelli di minerali come il potassio (+5%) e il magnesio (+2%). Ma i benefici riscontrati non riguardano solo la salute cardiovascolare.
PROPRIETÀ ANTINFIAMMATORIE
Il consumo di kamut è stato, infatti, associato anche alla riduzione di molecole legate all’infiammazione, come il TNF-alpha (-35%) e l’interleuchina-6 (-24%). Come racconta a LetteraDonna.it Stefano Benedettelli, il professore dell’Università di Firenze che ha coordinato lo studio, «mantenendo tutte le proprietà delle farine semi-integrali il vantaggio del kamut è quello di essere più digeribile delle moderne varietà di frumento».
UN VANTAGGIO PER I CELIACI
Questo perché negli ultimi 30-40 anni si è cercato di migliorare le caratteristiche tecnologiche degli impasti rendendo il glutine tenace e molto resistente, processo che ha reso più difficile la digestione di queste proteine, determinando così una serie di inconvenienti nelle persone sensibili. Ma come chiarisce l'esperto, «questi problemi generalmente non si riscontrano con l'utilizzo di prodotti ottenuti con il consumo di cereali antichi».

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