INTERVISTA 30 Aprile Apr 2013 1125 30 aprile 2013

Ciclo irregolare, verità e falsi miti

Tutto quello che c'è da sapere sul disturbo che colpisce il 30% delle donne. Parola di ginecologa.

  • ...
irregolarita mestruali

L'anomalia mestruale è molto diffusa ma c'è da preoccuparsi solo se tende a ripetersi con una certa regolarità o addirittura a peggiorare nel tempo.

Le irregolarità mestruali sono una disfunzione comune a donne di tutte le età. Ben il 30% ne soffre e si manifestano in diverse maniere: il ciclo può essere più ravvicinato, più diradato oppure può essere caratterizzato da perdite scure dovute alla mancanza del progesterone. Susanna Filippis, ginecologa del San Raffaele di Milano, spiega come riconoscere e affrontare l’anomalia che affligge buona parte del gentil sesso in età fertile.
DOMANDA. Cosa si intende per irregolarità mestruali?
RISPOSTA. «Bisogna innanzitutto definire cosa è la normalità: una mestruazione che compare ogni 28-29 giorni, con un minimo di 21 e un massimo di 35-40 giorni. La durata media è da 2 a 7 giorni. Più difficile è stimare la quantità di sangue persa che si possa definire normale. Tutto ciò che si discosti di molto da queste indicazioni generali, può essere considerato anomalo senza però essere sinonimo di una malattia».
D. È un disturbo più diffuso tra le più giovani ?
R. «Si tratta di eventi assolutamente frequenti, a qualunque età della vita. Basti pensare che oltre il 25% delle richieste di consulti ginecologici avviene proprio con questa motivazione».
D. Quando è opportuno, allora, andare dal ginecologico?
R. «Di solito la comparsa di irregolarità del ciclo sporadiche, una tantum, non richiede la visita dello specialista. Al contrario, se l’anomalia mestruale tende a ripetersi con una certa regolarità o addirittura a peggiorare nel tempo, allora è il momento di eseguire una visita col ginecologo. Per esempio in caso di amenorrea (cicli molto distanti o addirittura assenti) si consiglia di non attendere oltre i tre-quattro  mesi consecutivi di assenza di ciclo».
D. Quali sono i disturbi più frequenti?
R. «I più comuni sono l’assenza di ciclo (mestruazione che manca per alcuni mesi di seguito, tecnicamente definita oligo-amenorrea), o cicli eccessivamente ravvicinati che possono manifestarsi anche con spotting (piccole perdite di sangue irregolari) o sanguinamenti veri e propri; fino al 30% delle pazienti lamenta invece mestruazioni troppo abbondanti».
D. Come comportarsi in quest’ultimo caso?
R. «È buona norma avere un diario mestruale, cartaceo oppure elettronico, dove sia segnato l’inizio e la fine dei cicli, la durata, magari il numero di assorbenti interni o esterni utilizzati. Questo può aiutare il medico e anche le donne a farsi un’idea più precisa del ritmo e della quantità di sangue perso per ciclo. Il ginecologo ha l’importante compito di escludere, tramite visita ed ecografia, che i cicli abbondanti abbiano una causa organica (per esempio siano dovuti a un polipo o a un fibroma). Può essere opportuno eseguire anche un pap test. Altre indagini andranno a escludere invece un’origine ormonale. Di fondamentale importanza sarà l’esecuzione di un prelievo di sangue per emocromo, per valutare la presenza di una eventuale anemia (carenza di ferro). Un rischio che non va sottovalutato ma anzi, prontamente curato».
D. Come?
R. «La terapia deve essere personalizzata. A  seconda della diagnosi e della gravità del quadro, nel caso di mestruazioni abbondanti il  ginecologo prescriverà una terapia farmacologica: esistono medicinali diversi, alcuni con effetto antiemorragico, altri con effetto ormonale (pillola o progesterone). Nei casi in cui sia riscontrata un’origine organica, sarà invece opportuna una terapia chirurgica, per esempio la rimozione dei fibromi o dei polipi in sala operatoria. In caso di anemia è indicata anche una integrazione di preparati a base di ferro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso