EDUCAZIONE 26 Aprile Apr 2013 1338 26 aprile 2013

Il 'no' educativo dei genitori

Per far capire ai figli il valore degli oggetti. Ed evitare di crescerli viziati.

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Il 'no' del genitore ha un valore fortemente educativo.

Il 'no' del genitore ha un valore fortemente educativo.

Quando entrate in un negozio, la domanda è sempre la stessa: «Mamma, mi compri questo?». Un disco rotto che prosegue al supermercato: «Posso mettere anche questo nel carrello?».
Dire di no alle richieste dei figli è sempre più difficile, per non deluderli, per non scatenare i nostri sensi di colpa, per incapacità di gestire la loro delusione. Per tutte queste ragioni Isabella Ricci, psicologa specializzata in Psicologia clinica per l'infanzia, l'adolescenza e la famiglia viene in sossorso: «È giusto cedere a qualche capriccio, ma è fondamentale porre dei limiti fin dai primi anni di vita. In assenza di regole, si rischia di crescere un bambino viziato».
CAPIRE IL VALORE DEGLI OGGETTI
Ed è vitale che il piccolo capisca il valore degli oggetti: ciò che viene concesso, deve essere meritato. E desiderato: ottenere qualcosa a cui si è ambito, rende il momento del suo raggiungimento molto più soddisfacente rispetto a quando la stessa cosa arriva senza aver dovuto compiere alcuno sforzo. La società odierna risente del meccanismo consumistico dell'ottenere tutto e subito.
LA REALTÀ PUÒ DELUDERE
Desiderare qualcosa e rimanere in questa condizione può risultare addirittura più soddisfacente che ottenere l’oggetto dei nostri pensieri. Il motivo? Semplice: «La realtà, a volte, può anche deludere le nostre aspettative. Il genitore, che ha in sé il potere di trasformare in realtà i desideri del bimbo, deve usare quest'arma in modo produttivo e intelligente», sottolinea Ricci.
«Dire no, quindi, qualche volta può essere molto più importante che accontentare immediatamente i desideri del bambino.
CAPIRE QUANDO È IL MOMENTO DI PREMIARE
Un genitore sicuro delle proprie capacità educative, infatti, non dovrebbe misurare la propria competenza sulla soddisfazione incondizionata di tutte le richieste del bambino», aggiunge l'esperta. «Piuttosto», sottolinea, «è importante comprendere quando e in che modo dare le giuste frustrazioni, così come riconoscere quando è il momento di premiare, di acconsentire, di cedere».

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