CI PIACE CURVY 24 Aprile Apr 2013 1405 24 aprile 2013

A Bologna il prima curvy pride italiano

A fine maggio, una festa per rivendicare modelli di bellezza "normali". Con le curve. E il sorriso.

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Un grido femminista a difesa delle morbide curve. Un fenomeno quello del “curvy power” di dimensioni ormai considerevoli perché è di moda, perché gira sul web, perché funziona a livello di marketing e fa business, perchè è un’ancora di salvezza glamour anche per chi la taglia 40 non l’ha mai vista nemmeno con il binocolo, ma non per questo si perde d’animo e si butta giù. Si fa proprio sul serio, tanto che a Bologna, il 31 maggio si terrà il primo curvy pride made in Italy, secondo (e meno patinato) solo alla Plus Size Fashion Week di Londra.
L'IDEA È NATA IN UN NEGOZIO
L’idea è partita da un negozio, chiacchierando tra le clienti, ed è finita su un blog. Sono donne bolognesi, formose e semplicemente folli quelle che ci sono dietro questo evento. I dettagli  sono ancora top secret,  ma ciò che è certo è che ci sarà un flash mob super morbido. Una manifestazione che sta già provocando un notevole tam tam mediatico e che radunerà nel capoluogo emiliano le paladine della curva. Un manifesto per affermare un concetto di bellezza libera da numeri, taglie e definizioni imposte da moda, pubblicità e società, e che possa essere utilizzato, citato e condiviso da chiunque.
UNA RISPOSTA AD ABERCROMBIE
Un progetto ambizioso certo, ma sul quale , organizzatrice del pride, punta molto: «Il mio intento è quello di promuovere un’immagine della donna conforme alla realtà, perché nessuna debba più confrontarsi con modelli impossibili e irreali, e possa vivere la propria bellezza e sentirsi in armonia con le proprie forme». Dopo la polemica scaturita dalle esternazioni di Mike Jeffries, Ceo di Abercrombie, sul non associare il marchio a ragazzi e ragazze in carne perché non rappresentanti “del bello e cool” , l’idea del pride ha preso sempre più forma. Anche i brand nostrani dovranno ascoltare: «Vorrei che brand e marchi di abbigliamento non si rendessero responsabili di alcuna discriminazione», prosegue Marianna Lo Preiato, perché alla fine produrre capi di tutte le taglie, conformi all’aspetto reale delle persone potrebbe contrastare atteggiamenti di bullismo di cui sono spesso vittime sia adolescenti che adulti. Sì, costretti ad umiliazioni e prese in giro per la taglia.
UNA FESTA E UN APPELLO
C’è anche una mission importante, forse distante da canti, balli, piume, ma che attraverso tutto questo potrebbe arrivare a colpire nel segno: «Vogliamo lanciare anche un appello alle case di moda: proponete modelli di bellezza che non siano dannosi per la salute, sia delle modelle sia delle giovani generazioni che cercano di imitare quegli stereotipi. La taglia zero va abolita!», conclude l'organizzatrice.

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