EDUCAZIONE 19 Marzo Mar 2013 1218 19 marzo 2013

QI, quando il primogenito è più intelligente

L'investimento educativo dei genitori sul primo figlio è maggiore Lo dimostra una ricerca norvegese.

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Il primogenito solitamente ha un quoziente intellettivo maggiore degli altri fratelli.

Il primogenito solitamente ha un quoziente intellettivo maggiore degli altri fratelli.

Figli unici oppure una famiglia numerosa che conta diversi fratelli:  un'annosa questione. Che abbiate già deciso di mettere in cantiere un altro pargoletto oppure no, sappiate che il primogenito avrà più successo nella vita rispetto al secondo. Almeno così dicono le ultime ricerche.
IL SECONDOGENITO È PIÙ SIMPATICO
Molto spesso si dice che i primi arrivati raggiungano risultati migliori sia a scuola sia nel lavoro, mentre gli altri figli risulterebbero più simpatici ma dotati di minor talento. Questa tesi è confortata da alcuni studi a riguardo. L'ultima analisi a tema è stata sviluppata dai ricercatori degli istituti francesi Ined e Insee.
IL PRIMOGENITO VA MEGLIO A SCUOLA
In questo caso risulta che i figli primogeniti vanno meglio a scuola. Il team francese è partito infatti dall'analisi dei risultati scolastici ottenuti da coppie di fratelli e/o sorelle. E risulta che in famiglie con due figli, «i primogeniti diplomati superano dell'1,6% i fratelli minori, mentre nelle famiglie con tre figli, il 27,9% dei primi nati ottiene la maturità», contro il 25,8% ed il 24,8% degli altri due figli. Due studiosi norvegesi, Petter Kristensen e Tor Bjerkedal dell'Università di Oslo, prorpongono, invece, una teoria differente.
QUANDO NON CONTA L'ORDINE DI NASCITA
Secondo gli autori dell'indagine non è l'ordine di nascita che conta, quanto l'esser stato cresciuto come il figlio più adulto a garantire il più alto quoziente intellettivo. Si tratta precisamente di una questione di "rango sociale" all'interno della famiglia, infatti il fenomeno si ripete nel secondogenito quando il primo nato muore prematuramente. Il campione su cui hanno lavorato era costituito da 241.310 norvegesi che avevano passato la visita di leva tra il 1967 e il 1976, in un'età tra i 18 e i 19 anni.
I DETTAGLIO DELLO STUDIO
Dallo studio è emerso che il quoziente intellettivo dei primogeniti era di 103,2, mentre la media dei secondogeniti raggiungeva il 102,9 e quella dei terzogeniti arrivava a 100. Ma se i fratelli maggiori erano morti piccoli, la media dei terzi nati saliva a 102,6. «Secondo noi è la prova che non conta strettamente l'ordine di nascita quanto il rango sociale in famiglia», hanno concluso i due esperti. Anche un ricercatore dell'università di Oslo, Peter Kristensen, dopo aver analizzato i test di intelligenza condotti su un campione di 250 mila maschi tra i 18 e i 20 anni, si è accorto che i valori dei loro Q.I. diminuivano con il diminuire dell’ordine di nascita. I primogeniti avevano in media un grado di intelligenza di 2,3 punti maggiore rispetto ai loro fratelli più giovani.
È IMPORTANTE L'ORDINE EDUCATIVO
Ma perché i figli minori risultano intellettualmente meno dotati? Anche Kristensen ha formulato l’ipotesi che non sia tanto l’ordine in cui i figli nascono a fare la differenza, bensì l’ordine "educativo" scelto dai genitori, che per comodità privilegiano i figli nati prima, dedicando loro un investimento maggiore di tempo, cure e attenzioni. I dati analizzati lo dimostrano: i figli nati per secondi, ma cresciuti come primogeniti, perché il fratello più anziano era morto da piccolo, risultano avere quoziente intellettivo più alto. Lo stesso accade nel caso di terzogeniti con entrambi i fratelli maggiori deceduti; in questo caso il loro Q. I. medio risulta addirittura più alto di quello di un primogenito. A fare la differenza è, quindi, l’essere educati "da primogeniti".
Il divario educativo si accentua nel caso di famiglie numerose, dove la differenza di Q. I. tra il primo e l’ultimo figlio è di ben 2,9 punti.

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