NUOVE FRONTIERE 19 Marzo Mar 2013 1321 19 marzo 2013

Marijuana terapeutica, pro e contro

La cannabis come medicina anti dolore divide gli esperti. E accende il dibattito internazionale.

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Cannabis terapeutica.

L'uso della cannabis a scopo terapeutico divide la comunità scientifica.

fateci caso:  in greco antico "farmakon" significhi sia veleno che medicina perché il confine tra le due categorie è sempre stato molto labile. Così, quando si parla delle cosiddette droghe "leggere" usate a scopo terapeutico, la comunità scientifica si divide tra sostenitori e detrattori. È, ad esempio, il caso della marijuana, il cui uso per fini medici è consentito in Olanda, Spagna, Canada e in alcuni Stati degli Usa. Mentre l'Italia è ancora per lo più restia a questo tipo di terapia.
L'ECCEZIONE DI TOSCANA E LIGURIA
La Toscana e la Liguria (la cui legge regionale è tuttavia stata impugnata) sono le uniche Regioni in cui è possibile richiedere l'utilizzo di cannabis per alleviare le proprie sofferenze: per lo più soluzioni oleose che contengono Thc, il principio psicoattivo della cannabis. Ultimamente, poi, è stato introdotto in Italia il Sativex, già in commercio in Canada, Regno Unito, Spagna, Germania e Danimarca. Si tratta di «un preparato spray sublinguale che contiene due tipi di cannabinoidi, il Thc e il cannabidiolo, che bilancia l'effetto del primo che è stato autorizzato per il dolore associato alla sclerosi multipla», spiega a Letteradonna.it Daniela Parolaro, professoressa ordinaria di farmacologia cellulare e molecolare all'università dell'Insubria di Varese.
IN FASE DI SPERIMENTAZIONE
Nel nostro Paese, quindi, l'uso terapeutico della marijuana è ancora in fase di verifica. «A livello sperimentale abbiamo le prove degli effetti terapeutici della marijuana. Il vaso di Pandora è stato aperto, ma c'è bisogno di una forma farmaceutica controllata, perché fumare direttamente la foglia non consente di monitorare il dosaggio né gli effetti, che dipendono da come e quanto si fuma», chiarisce ancora l'esperta.
A RICHIESTA DEL PAZIENTE
Recentemente la storia di una signora malata, raccontata su un articolo della rivista scientifica New England Journal of Medicine, ha vivacizzato ancor di più il dibattito, a livello internazionale. Il caso riguarda una 68enne, Marylin, a cui è stato diagnosticato un cancro al seno. La donna non ha energie, ha poco appetito, senso di nausea e dolori alla schiena. Così, provenendo da uno Stato in cui la cannabis è legale, Marylin ha chiesto ai medici se fosse possibile utilizzare la marijuana per alleviare la sua sofferenza. E gli esperti si sono divisi.
EFFICACIA SCIENTIFICA
Secondo J. Michael Bostwick della Mayo Clinic in Minnesota, la letteratura dimostra l'efficacia della cannabis al naturale contro quelle nausee e quei dolori che le cure più diffuse non riescono ad alleviare, ma sostiene anche che gli inalanti e i cannabinoidi alternativi alla marijuana pura si dimostrano poco adatti ad alleviare la sofferenza dei pazienti, anche nel caso di Marylin. La foglia di cannabis pura, infatti, stimola maggiormente l'attività analgesica e l'appetito. Per l'esperto, però, la prescrizione della marijuana deve essere effettuata solo «una volta che i farmaci tradizionali hanno fallito».
EFFETTI COLLATERALI
Assolutamente contrari, invece, Gary M. Reisfield della University of Florida e Robert L. DuPont dell'Institute for Behavior and Health di Rockville, secondo i quali ci sono poche prove che dimostrano che fumare cannabis combatta il dolore o altri sintomi. «La prescrizione di cannabinoidi sintetici che prevede la somministrazione orale, la purezza chimica, un dosaggio preciso e un'azione continua, può avere un'efficacia simile a quella della marijuana al naturale, ma senza i potenziali effetti collaterali negativi», spiegano i due esperti. Una posizione molto vicina a quella di Daniela Parolaro, e che fa prevedere ancora un lungo cammino, a livello locale e globale, per aprire in via definitiva all'uso della cannabis terapeutica.

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