INTERVISTA 11 Marzo Mar 2013 1428 11 marzo 2013

Il sarto che ha vestito Liz Taylor

Sebastiano Di Rienzo racconta esordi e carriera. E il suo sogno, vestire Carlà.

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Sebastiano Di Rienzo nell'atelier di Valentino negli Anni '60.

La nonna decise che sarebbe diventato sarto già quando era un bambino, ma mai avrebbe pensato che il nipote sarebbe arrivato alla corte dell'imperatore della moda italiana: Valentino.
Ha iniziato per caso: «Ero troppo delicato fisicamente per fare lavori pesanti e non avevamo soldi affinchè io potessi studiare», ha raccontato a Letteradonna.it Sebastiano Di Rienzo, 72enne segretario generale della Federazione Mondiale dei Maestri Sarti , nonchè ex collaboratore del maestro dello stile italiano. Così a 10 anni e mezzo ha iniziato a lavorare in una sartoria di Capracotta, minuscolo paese del centro Sud dove è nato. A Como, incantata città lacustre del Nord Italia, è nata invece la passione per quel lavoro che non si era scelto. E poi il salto di qualità a Roma dove dopo i no di Gattinoni e Biagiotti, famose maison italiane, nel 1960 l'approdo da Valentino.

DOMANDA. Come mai venne scelto proprio lei?
RISPOSTA. Valentino voleva creare una squadra di uomini per i lavori più pesanti.
D. Cosa ricorda del giorno del colloquio?

R. Mi dissero che mi aspettavano il giorno seguente ma io non ci andai.
D.Perchè?

R. Non volevo dimostrare di essere troppo coinvolto e poi c'era una parente degli Stati Uniti in Italia.
D. Cosa le ha insegnato Valentino?

R. Il senso della raffinatezza, della maniacalità del dettaglio e l'amore per la femminilità.
D. Cosa la colpì dell'ambiente di lavoro?

R. Il fatto che l'eleganza fosse di casa: lavoravo in maniche di camicia con ai polsi i gemelli.
D. Ci racconta un aneddoto sulla collaborazione con il maestro Valentino?

R. Dopo 7-8 mesi di lavoro mi proposero di diventare modellista. Io volevo rifiutare perchè temevo di non essere pronto, ma Valentino mi spinse a dire sì.
D. Lavorando in una maison così importante avrà sicuramente incontrato star blasonate.

R. Sì, Liz Taylor per esempio.
D. Che ricordo ha di lei?

R. Mentre girava il film Cleopatra a Cinecittà venne in atelier. La ricevetti io. L'ascensore del palazzo non funzionava. Lei si innervosì e il marito con la guardia del corpo dovettero portarla fino al piano in braccio.
D. L'abito che ha cucito da Valentino a cui è particolarmente legato?

R. Un tailleur bianco con profili colorati con l'avanzo dei quali mi sono cucito un foulard.
D. Per quanto tempo ha lavorato per la maison?

R. Quattro anni.
D. Perchè è finita?

R. Perchè volevo mettermi in proprio.
D. Come è cambiata la figura del sarto negli anni?

R. Ha guadagnato rispetto. Ed ora è abbastanza richiesta.
D. Come si diventa sarto?

R. La miglior scuola è l'esperienza.
D. Una star che avrebbe voluto vestire?

R. Mi sarebbe piaciuto vestire il premio Nobel Rita Levi Montalcini. Più realisticamente vorrei fare qualcosa per Carla Bruni.
D. Tre regole per la donna elegante?

R. Poco trucco. Non esagerare con la scollatura e soprattutto non puntare tutto sull'abito.
D. Cioè?

R. L'eleganza è un dono.

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