Punto di fuga 12 Febbraio Feb 2013 1157 12 febbraio 2013

HIDDEN KITCHEN, QUESTA SERA INVITO UNO SCONOSCIUTO

Aprire le porte di casa e offrire la cena a degli estranei. Gli ospiti scoprono l’indirizzo solo il giorno prima. Dopo il couchsurfing e il baratto 2.0, ecco la nuova frontiera della share-economy.

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cena amici

Con la Hidden Kitchen si cena con sconosciuti che potranno diventare amici.

Getty Images - (c) Stockbyte

Stasera a cena fuori? Sì ma in casa. In certi periodi va così: ve ne guardate bene dall’organizzare cene luculliane (ore a cucinare, casa infestata dai fumatori e tanto lavoro per rimettere tutto a posto) e anche gli inviti degli amici scarseggiano. Ma di finire al solito ristorante non ne volete sapere, perché tra macchina, parcheggio e il costo delle consumazioni vi passa la voglia. E allora che si fa? Si opta per la Hidden kitchen, hidden perché è un evento nascosto, kitchen perché si mangia. A casa d’altri (come dagli amici), ma senza conoscerli (come al ristorante).  L’indirizzo si scopre via e-mail all’ultimo momento, mentre il menù e la faccia dei commensali una volta varcato l’ingresso. Nel salotto privato si raduneranno dei perfetti sconosciuti per gustare una cena fatta in casa.
COME FUNZIONA IL GIRO DEGLI INVITI
Superata l’incertezza iniziale (Chi saranno i padroni di casa? Sarà mica una truffa?) chi ha voglia di assaggiare manicaretti homemade in un contesto un po’ misterioso dovrà solo prenotarsi su internet.  Le più incerte potranno, per cominciare, andare in coppia con il fidanzato o con un’amica (possibilmente loquace), e poi non è detto che non vi troverete di fronte qualcuno di davvero interessante. Non è tutto offerto dalla casa, perché i cuochi casalinghi chiedono un contributo per coprire le spese, e magari del buon vino, che non guasta mai e scioglie l’imbarazzo. Se vi chiedete perché darsi da fare per degli emeriti sconosciuti, c'è una risposta plausibile: chi organizza queste cene, di solito, ha la passione per i fornelli  e decide di testare la propria abilità con degli sconosciuti bypassando costosi corsi di cucina, per capire se un domani potrà aprire un vero ristorante.
DA CUBA A MILANO
La prima forma di Hidden kitchen, per la verità, nasce in America Latina. Chi è stato qui in vacanza lo sa bene, perché molte famiglie sono abituate a ospitare turisti e sconosciuti di passaggio, sia a cena che a dormire, per guadagnare qualche soldo in maniera non proprio legale. Laggiù si chiamano "paladar" o "restaurantes de puertas cerrada", mentre negli Stati Uniti e in Gran Bretagna stanno diventando famosi come "Supper club". Qui da noi questa pratica è ancora poco diffusa, si fa sottovoce e quasi (o del tutto) clandestinamente. Ci hanno pensato, ad esempio, Melissa & Lele, che propongono il loro menù casalingo a Milano. Gli ingredienti base sono otto sconosciuti, due cene al mese e la voglia di condividere.
LA NUOVA SHARE-ECONOMY
Certo la Hidden Kitchen in Italia non è regolamentata da nessuna legge né sottoposta ai controlli sanitari, ma è una delle tante forme di share-economy, ossia la pratica di condivisione che è nata contro la crisi. Un esempio per tutti è il baratto 2.0: scambiarsi oggetti di ogni tipo su internet, valutati secondo la marca, il loro stato e la loro età. Da qualche anno, poi, avrete sicuramente sentito parlare di Couchsurfing,  lo scambio di ospitalità gratuita che funziona così: io, ad esempio, ti lascio la mia casa a Roma per il tuo viaggio di lavoro, e tu mi lasci la tua a Londra per un week-end da turista. Tutto a zero spese. Si può fare tra amici, ma lo si fa più spesso tra estranei, perhè è difficile conoscere qualcuno in ogni posto in cui vorremmo andare, specie se la meta è esotica.

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