Bad boy 12 Febbraio Feb 2013 1125 12 febbraio 2013

Belli, atletici e dannati

Soldi, successo e cattive compagnie. Da Paul Gascoigne a Chinaglia le tragiche storie dei campioni.

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Paul Gascoigne. L'ex bomber della Nazionale Inglese e della Lazio è in fin di vita, vittima della dipendenza da alcool.

Sconcerto, in Inghilterra e non solo, alla notizia che Paul Gascoigne, 45enne ex fuoriclasse inglese, è stato ricoverato in gravi condizioni al centro di disintossicazione Meadows di Phoenix, in Arizona. Gli ultimi aggiornamenti escludono che rischi la vita, ma la via di un recupero totale sembra lontana. Vittima di gravi problemi di alcolismo, incapace di disintossicarsi, Gascoigne ha avuto una crisi cardiocircolatoria ed è stato trasferito in terapia intensiva. Ma non è il solo grande del calcio europeo ad aver vissuto come una meteora, passando dalla gloria al buco nero di alcool, droghe, cattive compagnie. Tanti sono gli esempi, in Italia e all'estero, di uomini dalla forte prestanza atletica, osannati dalle folle - e adorati dalle donne - le cui gesta fuori dal campo sono diventate più celebri di quelle compiute tra i pali.
UN TALENTUOSO COMPLICATO
Un triste epilogo per la carriera di Gazza, questo il soprannome di Gascoigne, che ha giocato nella Nazionale inglese e che i tifosi italiani ricordano per le performance nella Lazio. Un grande talento, che ha fornito costantemente materiale ai tabloid inglesi grazie a una vita, fuori dal campo, decisamente sregolata.
Soprattutto dopo il divorzio dalla moglie, Sheril Gascoigne, il campione si è abbandonato all'alcool, abusandone e subendo gravi conseguenze fisiche e psicologiche. Operato d'urgenza allo stomaco per un'ulcera perforante, è stato poi ricoverato coattivamente in in istituto di igiene mentale per aver distrutto le stanze di due alberghi. E proprio in una stanza di un lussuoso hotel di Londra, affetto da manie depressive, ha tentato il suicidio. Poi la disintossicazione da Red Bull - raccontò di berne sino a 60 al giorno - le fughe dai vari ricoveri, le liti violente con i paparazzi. E la richiesta di sussidio al sindacato dei calciatori, dopo aver sperperato un patrimonio di oltre 26 milioni di euro ed essere diventato, sostanzialmente, un senzatetto.
GEORGE BEST, L'ANTESIGNANO
«Nella mia vita ho speso soldi in donne, alcool e macchine veloci. Il resto l'ho sperperato». È la frase più celebre di George Best, irlandese di Belfast, vincitore del Pallone d'oro nel 1968 e considerato l'ottavo miglior calciatore del XX secolo. È morto nel 2005, a seguito di un'infezione ai polmoni, conseguenza di un più generale stato di indebolimento causato dalla dipendenza da alcool, che l'aveva costretto anche a un trapianto di fegato.
Circondato da donne bellissime, con due matrimoni alle spalle, nella sua vita ha scontato quattro mesi per guida in stato di ebbrezza e resistenza a pubblico ufficiale. Ed è stato coinvolto in una serie di risse e scontri, dentro e fuori dal campo. Un barlume di pentimento solo all'ultimo, quando si fece ritrarre nel suo letto di ospedale, con la frase Don't Die Like Me, ovvero Non morite come me. Un monito a quanti, allora, ne avevano fatto un eroe.
CANTONA, L'UOMO CHE SALVÒ IL MANCHESTER UNITED
È il 1995. Si gioca Manchester United-Crystal Palace. All'improvviso Eric Cantona si avvicina alle tribune e sferra un calcio stile kung-fu a un tifoso della squadra londinese. Che rivendicherà, con orgoglio, anni dopo, come il miglior gesto della sua carriera. Di origine francese, è stato il protagonista della rinascita del Manchester United, che diventerà poi la squadra, sotto la direzione di Alex Ferguson, di campioni come Ryan Giggs, Ashley Cole, David Beckham, Michael Owen. Celebre per le sue performance in campo, ma non solo, Cantona è stato protagonista di risse, scazzottate, rivendicazioni fortemente fisiche del suo ruolo.
E l'animo rissoso non si è spento nemmeno quando, anni dopo, ha intrapreso la carriera di attore e poi quella di portavoce delle cause che più stanno a cuore del popolo francese. Celebre la sua invettiva pubblica con cui invitava a ritirare tutti i soldi dalle banche, colpevoli di praticare costi inaccettabili.
CHINAGLIA, BAD BOY NOSTRANO
Legato a doppio filo a Eric Cantona è stato, nell'ultima parte della sua vita, quello di Giorgio Chinaglia. Ex attaccante della Lazio dei tempi d'oro e della nazionale, è morto in Florida, nel 2012, lasciandosi alle spalle, oltre che una serie di gesti atletici, una esistenza complessa, ai limiti della legalità. Dal gennaio 2011 Chinaglia era ambasciatore insieme a Carlos Alberto dei New York Cosmos, sua ex squadra, con l'obiettivo di rilanciare la società insieme al presidente Pelé e al direttore tecnico Eric Cantona. Ma nel 2006 c'erano state le accuse di aggiotaggi e poi nel 2008 la DDA di Napoli aveva emesso nei suoi confronti un mandato di arresto per riciclaggio, con aggravante mafiosa, accusandolo di gravi irregolarità nella scalata per l'acquisto della Lazio, cui avrebbero concorso anche esponenti del clan dei Casalesi.
MARADONA, IL PIBE CHE VIVEVA AL LIMITE.
In materia di bad boy nostrani, resta imbattuto in fatto di guai con la giustizia e vita al limite Diego Armando Maradona, che arrivò persino a sparare contro la polizia. Diversi i procedimenti a suo carico per droga, aggressione e questioni economiche. As eguito della positività per doping durante la sua permanenza a Napoli, la giustizia sportiva, nell'aprile 1991, lo ha condannato a 15 mesi di squalifica, a cui si sono sommati 14 mesi di prigione per possesso di stupefacenti. E poi figli non riconosciuti e alimenti milionari all'ex moglie, Cristiana Sinagra. Il tutto sempre osannato dalle folle di fan in giro per il mondo.

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