S.O.S SALUTE 30 Gennaio Gen 2013 1348 30 gennaio 2013

I vantaggi degli ormoni in menopausa

I benefici spesso superano i rischi. È necessaria una terapia ad hoc. In base alla salute del paziente.

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Le terapie ormonali sono spesso consigliate in menopausa. (Thinkstock)

Getty Images/iStockphoto

Vampate, secchezza vaginale e alterazioni dell'umore sono solo alcuni dei problemi della menopausa. Altri, più nascosti, sono anche più pericolosi per la salute. Infatti la riduzione degli ormoni femminili tipica di questo periodo della vita della donna aumenta i rischi sia per l'apparato cardiovascolare, sia per le ossa. Una possibile soluzione è l'assunzione di ormoni, approccio recentemente rivalutato da una serie di studi apparsi su un'edizione speciale della rivista Climateric. Secondo gli esperti nella maggior parte dei casi un trattamento iniziato alla comparsa dei sintomi offre più benefici che rischi e riduce sia la probabilità di malattie cardiache, sia quella di fratture. Ogni donna dovrebbe, quindi, discutere con il proprio medico dei vantaggi di questa soluzione.
PIÙ RISCHI CON LA SINDROME METABOLICA
A confermare l'importanza della valutazione caso per caso arriva oggi un nuovo studio pubblicato su Menopause, secondo cui la terapia ormonale è sconsigliata in caso di sindrome metabolica, una condizione in cui sono presenti contemporaneamente più fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, come obesità, ipertensione e livelli elevati di trigliceridi. La ricerca ha confermato che la terapia ormonale non comporta nessun rischio per le donne che non soffrono di questo disturbo, mentre in caso di sindrome metabolica la probabilità di problemi cardiovascolari aumenta. In questi casi, ci spiega Angelo Cagnacci, docente di Ginecologia e Ostetricia all'Università di Modena, «la terapia ormonale è un fattore di rischio coronarico soprattutto perché favorisce la rottura delle placche aterosclerotiche e l'ipercoaguabilità del sangue». Lo stato di salute della paziente gioca, quindi, un ruolo fondamentale e se nei vasi sanguigni sono già presenti delle placche, l'assunzione di ormoni può destabilizzarle. Per questo «se una donna a 50 anni soffre già di aterosclerosi è più a rischio».
VALUTAZIONI CASO PER CASO
Ciò che conta è, quindi, fare una valutazione caso per caso. Nel momento in cui si decide di assumere la terapia, è necessario proseguire finché i sintomi non vengono ridotti, dopodiché «non ci sono limiti temporali stretti nella somministrazione», spiega Cagnacci. «Ogni tanto va fatta una rivalutazione del caso. Bisogna personalizzare la terapia, ad esempio facendo delle mammografie o una Moc». Non solo, oggi i rischi sono minimizzati anche dai nuovi metodi di somministrazione. «I dosaggi sono stati ridotti alla metà, la somministrazione avviene per via transdermica con i cerotti e il rischio di ipercoaguabilità del sangue è nullo». Per quanto riguarda, invece, le soluzioni alternative all'assunzione di ormoni, Cagnacci precisa che «gli integratori possono aiutare, ma non sono il toccasana finale. Possono alleviare un disturbo intenso, ma non curarlo. E con la terapia ormonale colpiamo tutti gli aspetti della sindrome climaterica: secchezza, osteoporosi, rischio cardiovascolare, vampate, umore».

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