GYM TIPS 15 Gennaio Gen 2013 1317 15 gennaio 2013

Stretching, esercizi per un corpo al top

Fa bene al fisico e alla mente. Ma spesso viene preso sotto gamba. Eppure ha effetti super benefici.

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Lo stretching ha la stessa importanza del riscaldamento e serve anche a prevenire infortuni muscolari. (Thinkstock)

Getty Images/iStockphoto

Step, pole dance, spinning, zumba, crossfit, queenax: il fitness oggi ha mille facce ed è in continua evoluzione. Sono tante e in continuo aumento le discipline tramite cui ottenere la forma fisica desiderata, correggere i difetti e valorizzare i punti di forza. Tutte, ma proprio tutte, dovrebbero avere un finale in comune: lo stretching. Ovvero quella serie di esercizi che servono ad allungare i muscoli e i tendini e svilupparne l’elasticità (che può essere pregiudicata da qualsiasi attività isotonica), rendere più sciolti i movimenti e rilasciare più facilmente le tensioni muscolari. E ancora: migliorare la circolazione del sangue, diminuire la pressione arteriosa e rendere più veloce l’assorbimento dell’acido lattico, evitando così eventuali indolenzimenti.
UN ERRORE TROPPO DIFFUSO
Lo stretching fa bene pure alla mente. Per eseguirlo in modo corretto, infatti, è fondamentale anche  concentrarsi sulla respirazione e sulle varie parti del proprio corpo: ciò porta ad aumentare la consapevolezza di sé, scaricare lo stress e avvertire un senso di rilassamento. L’elenco delle virtù è ricco. E allora? Allora c’è che tante, troppe volte lo stretching viene sottovalutato e messo in secondo piano. Ecco perché quel condizionale: tutte le discipline «dovrebbero» avere una finale in comune, ma non è così. C’è chi frequenta le lezione di gruppo (just pump, per fare un solo esempio) e poi salta lo stretching conclusivo perché è in ritardo, perché l’ora di cena si avvicina, perché deve fare un salto al supermercato o magari per non fare la fila alla doccia. C’è persino qualche istruttore che, per portare a termine gli esercizi che ha programmato, tralascia lo stretching o lo riduce ai minimi termini. «Il problema maggiore – fa presente Francesco Franco, istruttore di fitness e bodybuilder – si verifica in sala pesi. Chi si allena là, con gli attrezzi, molto di rado si preoccupa di fare stretching prima di andar via. Anzi, diciamo pure che non accade quasi mai».
DIECI MINUTI PREZIOSI
Vale la pena sottolinearlo: bastano dieci minuti. E non sono certamente quei dieci minuti a fare la differenza nelle geometrie quotidiane; la fanno, invece, per quanto riguarda il benessere. «Lo stretching – continua Franco – ha la stessa importanza del riscaldamento e serve anche a prevenire infortuni muscolari». Tralasciarlo, quindi, potrebbe portare fastidi e conseguenze anche più spiacevoli. Basta organizzarsi: chi frequenta le lezioni di gruppo, se proprio deve andar via prima degli altri può saltare un esercizio e cercare un posticino in cui «allungarsi» con calma. «Chi si allena soltanto in sala pesi – suggerisce l’istruttore – potrebbe invece frequentare prima un corso di stretching in modo da memorizzare qualche esercizio e poi farlo in totale autonomia: i movimenti di base, sostanzialmente, sono sempre gli stessi».
SOLO A MUSCOLO CALDO
La cosa migliore, com’è ovvio, è lavorare a livello globale. Dunque fare stretching «per le gambe, le spalle, il torace, la schiena, le braccia e il collo». Alcune discipline coinvolgono soprattutto determinate zone muscolari, come lo spinning; in questi casi è sufficiente agire in modo mirato. «Troppe persone – conclude Franco – cominciano l’allenamento con lo stretching: è sbagliato. Riscaldamento e stretching sono due cose diverse. E lo stretching si fa soltanto a muscolo caldo».

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