CI PIACE CURVY 11 Gennaio Gen 2013 1621 11 gennaio 2013

Lavoro, una questione di peso

Per chi ha una taglia intorno alla 50 la non assunzione «per motivi estetici» è purtroppo molto frequente. E la crisi non aiuta.

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Per le persone in sovrappeso la ricerca del lavoro è ancora più complicata. (Getty)

Getty Images/iStockphoto

Gli annunci su siti e giornali specializzati sono sempre meno. Ridotti all’osso come il mercato occupazionale può essere in questo periodo storico. Se hai qualche chilo in più la situazione si complica, e il livello di discriminazione raggiunge la soglia rossa di massimo pericolo.
Con una disoccupazione giovanile record (dai 15 ai 35 anni) che si attesta sul 37%, ogni colloquio di lavoro diventa un’impresa titanica, non si può sbagliare un colpo, anche se sei laureata e stai chiedendo solo di poter preparare panini al prosciutto e caffè espresso.
«LICENZIATA PERCHÈ GRASSA»
Incontro un’amica, Cristina, è avvilita dopo l’ultima “chiacchierata informale” con il titolare di un bar: «Eppure ho lavorato cinque anni in un locale simile, per pagarmi gli studi, ho esperienza», dice. Giungendo presto alla conclusione: «Non mi hanno presa perché sono grassa, questa è la verità. E non hanno nemmeno badato alla delicatezza, dicendomi che la presenza è importante in un centro commerciale». Peccato che non sia la prima volta che succede. Ho letto di aspiranti segretarie, medici, dentiste, commercialiste, contabili, commesse, cassiere. Tutte discriminate sul lavoro, o nella ricerca di un impiego, semplicemente perché in sovrappeso.
L'ESPERIENZA NON CONTA
Ricordo il caso di una ragazza sarda di 31 anni chiamata a lavorare in un albergo in Trentino e “scartata” subito perché brutta e grassa. La padrona della struttura giustificò l’immediata interruzione del rapporto di lavoro per "motivi estetici”. E d'altronde gli imprenditori, dal canto loro, difendono la libertà di assumere chi ritengono possa essere idoneo a soddisfare gli interessi dell’attività, discriminando di fatto altre candidate: «Il curriculum vitae con la foto che ci ritrae con qualche rotondità in più rappresenta il giro di chiave a una porta già chiusa in partenza», così mi ha detto via Facebook Marina, una ragazza di Milano. Ha 26 anni è alta 1.73, ha lunghi capelli neri mossi, occhi nocciola, un sorriso raggiante, una laurea in Scienze Politiche in tasca e una taglia 54. Morale della favola? Questa bella ragazzona non ha un lavoro. Dopo una serie infinita di colloqui per qualsiasi tipo di mansione: dalla commessa, alla barista, alla segretaria. Nulla. Tutta colpa di quel 5 al posto del 4 nella taglia dei pantaloni.
È SUCCESSO ANCHE A MILA KUNIS
Non crediate però di essere vittime di vile discriminazione “della bilancia”, solo perché anonime cicciottelle scapestrate. Cosa dovrebbe dire allora Mila Kunis? Sì, avete capito bene, quella "bellona" eletta da Esquire come la donna più sexy del mondo, proprio quella che ha rubato Ashton Kutcher a Demi Moore, la meravigliosa attrice vista in The Black Swan. Anche lei è finita tra le discriminate: licenziata da Dior (per la quale era testimonial nella campagna pubblicitaria della linea bags) perché ritratta in alcune foto in compagnia del boyfriend, ingrassata e sciatta. La faccenda ha creato molto rumore e sicuramente l’immagine della maison non ne è uscita bene in quanto a sensibilità. Di fronte al moltiplicarsi di donne che soffrono di disturbi alimentari, la casa di moda, con il licenziamento di Milena Markovna Kunis, ha lanciato un messaggio a dir poco negativo. Senza contare che la ragazza potrebbe avviare un’azione legale senza precedenti. Sembra che nel contratto non appaia nessuna clausola sul peso da mantenere come testimonial.
Pettegolezzo a parte, siamo di fronte a una forma gravissima di discriminazione, come a dire che il corpo di noi donne debba essere plasmato, modellato, controllato assolutamente, pena la perdita del lavoro o la disoccupazione. Non avremo i soldi della Kunis per intentare battaglie legali, ma le cause sarebbero già vinte in partenza. Pensateci.

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