PARI OPPORTUNITÀ 9 Gennaio Gen 2013 1348 09 gennaio 2013

Italia, l'infelicità è donna

Un'indagine in tutta Europa svela l'insoddisfazione delle italiane. Colpa di lavoro e stereotipi.

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Per il 43% delle italiane l'ingrediente principale per una vita felice è una carriera soddisfacente. (Getty)

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Le italiane sono le donne meno felici d'Europa. A svelarlo è l'indagine «She – L’Italia è un Paese per donne?», condotta da Discovery Network per Valore D, associazione a sostegno della leadership femminile nelle aziende. I risultati della ricerca, presentati a Milano lo scorso 21 novembre, evidenziano l'insoddisfazione dilagante tra le abitanti dello Stivale, che solo nel 22% dei casi si dichiarano felici, contro il 48% delle danesi, il 42% delle russe, il 40% delle tedesche e delle norvegesi, il 35% delle polacche, il 33% delle inglesi e il 28% delle svedesi e delle olandesi. Viceversa, il 54% delle italiane sente di non aver ancora ottenuto ciò che si sarebbe aspettata di raggiungere alla sua età, contro una media internazionale di donne insoddisfatte decisamente inferiore, pari al 38%.
LAVORO E PREGIUDIZIO
A mancare è soprattutto la realizzazione nel lavoro. L'indagine, condotta su 4.500 donne tra i 20 e i 49 anni residenti in 9 Paesi europei, ha infatti svelato che per il 43% delle italiane l'ingrediente principale per una vita felice è una carriera soddisfacente, ma il 66% crede che siano ancora poche le donne in posizioni di alto livello e il 65% ritiene che non ci siano abbastanza leader donne nella società. Percentuali più alte rispetto alle medie internazionali (pari al 46% e al 45%), che rispecchiano una situazione in cui mancano modelli femminili cui ispirarsi. A ciò si aggiungono stereotipi culturali che fanno sì che, a fronte di una media europea del 68%, solo il 47% delle italiane si senta autorizzato a guadagnare più degli uomini. Non solo, mentre il 46% delle europee reputa di essere in grado di gestire questioni finanziarie, solo il 35% delle italiane si sente all'altezza del compito. Eppure l'eterno problema del dover scegliere tra lavoro e famiglia è avvertito in misura simile dalle europee (51%) e dalle italiane (54%). In altre parole, le differenze non sono dovute al fatto che le italiane danno più valore alla famiglia rispetto alle abitanti del resto d'Europa. Dov'è, quindi, il problema?
UNA QUESTIONE ANTROPOLOGICA
«Questi dati hanno un significato antropologico», spiega a LetteraDonna.it Giovanna Torre, psicologa del lavoro e della organizzazione, «La donna italiana è ancora incastrata in un ruolo di genere e nel mondo del lavoro fa suo un ruolo tipicamente maschile. Il che, ovviamente, non funziona».
QUALCHE PASSO IN AVANTI
L'indagine ha, però, rilevato anche dei cambiamenti nella mentalità delle italiane, che continuano ad annoverare fra gli ingredienti per una vita felice i buoni legami familiari (83%) e un legame stabile con il partner (71%), ma che nel 70% dei casi pensano sia importante concedersi tempo per se stesse: «È incoraggiante che la donna abbia iniziato a richiedere una struttura familiare diversa, in cui l'uomo sia coinvolto nei compiti familiari», prosegue Torre. «La soluzione, però, si troverà solo quando la donna non si rifarà più a modelli maschili, ma avrà un modello femminile di riferimento».

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