SALUTE 21 Dicembre Dic 2012 1133 21 dicembre 2012

Maternità e cancro al seno: quali rischi

Aumentano le probabilità in età avanzata, ma non per tutte le tipologie di tumore. Il parere dell'esperto.

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Il cancro al seno si previene con esami, controlli frequenti e diagnosi precoce. (Getty)

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La scelta di posticipare la maternità, spesso dettata da esigenze lavorative, può incidere sulla salute di una donna. Secondo gli esperti affrontare la prima gravidanza in età avanzata aumenta il rischio di sviluppare il tipo più diffuso di cancro al seno, quello che dipende dagli ormoni. Una nuova ricerca ha, però, dimostrato che nel caso di un'altra forma di cancro alla mammella, il triplo negativo, la situazione è opposta. I risultati ottenuti al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, pubblicati su Breast Cancer Research and Treatment, hanno infatti svelato che aspettare almeno 15 anni dal primo ciclo mestruale riduce del 60% la probabilità di sviluppare questo tipo di tumore prima dei 50 anni. Perché questa differenza? E, soprattutto, cosa bisogna davvero fare per ridurre il rischio di cancro al seno?
UN TUMORE PARADOSSALE
Alisia Cesta, oncologo dell'Ospedale Civile di Avezzano, ha spiegato a LetteraDonna.it che «il tumore triplo negativo è considerato un capitolo a parte rispetto al resto delle neoplasie maligne della mammella. È paradossale nella sua espressione e nella sua risposta alla terapia e quindi non mi stupisce che si discosti anche nell'epidemiologia, poiché è completamente svincolato dal controllo ormonale». Infatti questo carcinoma, estremamente aggressivo, si riscontra frequentemente prima della menopausa e non è sensibile alla terapia ormonale efficace nel caso di altri tumori alla mammella. Le recidive sono più frequenti e in genere la prognosi è negativa: «Il messaggio che possiamo trarre da questo studio è che la ricerca deve fare ancora molto per far luce sulla patogenesi del carcinoma triplo negativo».
PREVENIRE CON DIAGNOSI PRECOCE
Per gli altri tipi di carcinoma della mammella rimarrebbe confermato un rischio maggiore se si posticipa la prima gravidanza. È però difficile pensare che una donna decida quando diventare madre in base alla necessità di ridurre la probabilità di avere a che fare con un tumore. Piuttosto, ha spiegato l'oncologo, «un ruolo fondamentale è giocato dalla prevenzione secondaria: quella che viene affidata a controlli, esami di routine, test che servono a prevenire la comparsa della malattia ovvero ad effettuare una diagnosi precoce».
ETÀ E CONTROLLI

«Per quelle donne che non hanno una storia familiare positiva per questa neoplasia i controlli dovrebbero iniziare intorno ai 30 anni di età con un’ecografia mammaria annuale», ha precisato l'esperta. «A partire dai 40 anni sarebbe opportuno eseguire una mammografia annuale associando, laddove vi è indicazione (“seno denso”), un'ecografia mammaria». Dopo la menopausa l'esame più adatto è, invece, la mammografia. «È consigliabile eseguirla annualmente e dopo i 75 anni può avere anche cadenza biennale». Diversa la situazione per chi ha alle spalle una storia familiare di cancro al seno. In questo caso, «i controlli dovrebbero essere iniziati all’età di 25 anni o 10 anni prima dell’età di insorgenza del tumore nel familiare più giovane».

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