PUNTO DI FUGA 4 Dicembre Dic 2012 1828 04 dicembre 2012

Riuso, non riciclo

I capi non messi nel guardaroba riprendono vita. Grazie a baratti, cooperative e swap party. E all'intramontabile fascino del vintage.

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cucire

Bastano ago e filo per ridare vita a qualche capo considerato ormai "vecchio".

Getty Images - (c) Maria Teijeiro

Il terrore attraversa i vostri occhi solo a sentir parlare di repulisti dell’armadio, non è vero? Piange il cuore a dover buttare via abiti che magari (ai tempi) sono costati un occhio della testa, o ammettere che quel capo non è più della vostra taglia. E allora fate l’errore di sempre: «Dai lo tengo, non si sa mai. Magari dimagrisco. Magari torna di moda». E invece no, così com’è non lo rimetterete mai più, e lo lascerete là, appeso, inutilizzato e abbandonato, a occupare prezioso spazio dietro le ante. Ma una soluzione c’è, perché  quando il capospalla Anni '90 proprio non fa più per voi, può darsi che con una aggiustatina possa tornare a vivere, con il concreto ‘rischio’ di farvi fare un figurone.
NON CHIAMATELO RICICLO
Sarebbe sbagliato chiamarlo riciclo, perché questo è il fascino del riuso. D'altronde cos’è il vintage se non l’abilità di riutilizzare un vecchio capo? E a volte, garantito, questa attività può anche diventare un hobby. O meglio, può essere una scusa per prendere due piccioni con una fava: distrarsi un po’ dai pensieri che vi attanagliano, armate di macchina da cucire, e, intanto, aggiungere un vestito in più al vostro guardaroba di oggi. E poi, se quel cappotto o quella camicia proprio non vi piace, c’è sempre l’antica pratica del baratto, che (anche lui) è tornato di gran moda.
LA COOPERATIVA (IN ROSA) CHE RECUPERA VECCHI ABITI
Alcune signore hanno fatto di più. In origine era un laboratorio di cucito organizzato dalla cooperativa Arkè a Pistoia ma, grazie ai finanziamenti del fondo sociale europeo,dal giugno 2012 è diventata una cooperativa, dal nome Manusa. Il gruppo, tutto (o quasi) al femminile, ha lo scopo di allungare il più possibile la vita dei capi di abbigliamento. Poi, se è conclamato che un vecchio vestito è davvero irrecuperabile, allora questo diventerà un tappeto o una coperta per arredare la casa.
PRONTE PER LO SWAP PARTY
Ago e filo alla mano, le donne del gruppo si preparano anche agli swap party. No, niente alcol e musica rave, solo una festa all’insegna del baratto, con un’unica regola: portare abiti e accessori che non si mettono più, purché in ottime condizioni, da scambiare con quelli degli altri. Se passate di qui, magari per un week-end senza parentado al seguito, potreste incappare in qualche iniziativa bizzarra. L’ultima si è vista in piazza Mazzini, dove gli alberi si sono messi il cappotto, rivestendo i tronchi di tessuto, ricami e merletti, provenienti naturalmente dagli armadi dei soci di Manusa.
ROBA D’ALTRI TEMPI
Insomma, se vi va, potete seguire l’esempio di queste signore. Ma non pensate certo di essere tanto originali. Il fascino del riuso non è roba così attuale, e nemmeno di vent’anni fa, perché pure le nostre antenate cinquecentesche a corte strappavano gli orli delle mantelle per dare un senso di vissuto ai loro abiti. E poi ci sono i jeans scoloriti, l’effetto sgualcito e il recupero dei vecchi modelli, tutte cose che avete visto tante volte sulle passerelle, comprese quelle di quest’anno.
UNA  MOSTRA SUL RIUSO
Per toccare con mano, avete tempo fino a maggio, perché dal 7 dicembre a Prato parte una mostra dedicata proprio al riuso. Si chiama L’irresistibile fascino del vissuto ed è allestita nel Museo del tessuto della città. Tutti i capi sembrano uscire da una soffitta, e invece sono il frutto di trattamenti e ricami, e raccontano la storia della moda italiana. Le appassionate del fashion potranno ammirare da vicino un centinaio di abiti storici delle grandi maison, da Emilio Pucci a Ferragamo, fino a Max Mara e Gucci, ripescati dagli archivi. Naturalmente quelle di Pistoia e di Prato sono gite riservate a sole donne. Fidanzati e mariti sono caldamente invitati a rimanere a casa, un po’ perché abbiamo tanta paura che si possano annoiare, un po’ per farvi godere in pace la vostra consueta fuga tutta in rosa.

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