PRIMI PASSI 30 Novembre Nov 2012 1528 30 novembre 2012

Welfare, arriva il bonus baby sitter

Contributo di 300 euro al mese per sei mesi. Può essere utilizzato entro il primo anno di età del bimbo.

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Il bonus baby sitter prevede 300 euro mensili, per sei mesi, sotto forma di voucher.

Getty Images/iStockphoto

In Italia troppo spesso la parola maternità non fa rima con lavoro. Gli ultimi dati Istat attestano che solo il 46% delle italiane ha un impiego, contro il 58% della media europea. E la situazione precipita dopo l’arrivo del primo figlio: una su quattro, cioè il 27% decide di abbandonare la sua attività professionale. Per invertire questa tendenza e aiutare le neomamme a rientrare nel mondo del lavoro dopo il congedo di maternità, il Governo ha deciso di stanziare un bonus per baby sitter e asili nido a partire dal 2013.
PER UN MASSIMO DI 6 MESI
Il contributo previsto è di 300 euro al mese, da usufruire per un massimo di sei mesi, e può essere utilizzato dalle madri lavoratrici fino al primo anno di età del loro bambino. La misura è inclusa nei 10 articoli del regolamento preparato dal ministro del Welfare Elsa Fornero, giunto nei giorni scorsi all’ufficio legislativo del ministero dell’Economia. Chi ottiene il contributo dovrà rinunciare però, per quel periodo di tempo, al congedo facoltativo successivo alla maternità obbligatoria, quei sei mesi di aspettativa con stipendio al 30% che si possono prendere fino a quando il bambino compie 3 anni. Anche per il congedo dei papà il decreto fissa dei paletti. Per loro sarà obbligatorio un giorno di permesso e verrà pagato al 100%, un costo per lo Stato di 78 milioni di euro l'anno. Sono previsti altri due congedi facoltativi, sempre pagati al 100%, ma verranno concessi solo se la madre rinuncerà a due giorni della sua maternità obbligatoria, in modo da non avere un costo aggiuntivo per lo Stato.
RISORSE ESIGUE
Le famiglie non potranno usufruire liberamente di questa somma. Che potrà essere impiegata solo per pagare l’asilo nido o per retribuire una baby sitter. Nel primo caso, il pagamento sarà fatto direttamente dallo Stato, mentre per il secondo saranno erogati dei voucher, dei buoni per i lavori occasionali. Ma in tempi di crisi, il problema sono le risorse stanziate: 20 milioni di euro l’anno per tre anni. Se si calcola che i nuovi nati ogni anno sono circa 500 mila e se tutte le neo mamme faranno domanda per il bonus per i sei mesi pari a 1.800 euro a testa, i soldi stanziati basteranno solo per poco più di 11 mila madri lavoratrici. Pochissime. Ma è un piccolo passo in avanti rispetto alle politiche attuate negli anni passati, un segnale tangibile nel voler invertire la rotta.
IN ATTESA DEL CLICK DAY
Per presentare la richiesta si dovrà aspettare il click day: la giornata prestabilita in cui potrà essere inviata la domanda per via informatica, come in passato è stato fatto per regolarizzare le colf e le badanti. A fare la differenza sarà il reddito: avrà la precedenza chi ha il valore più basso per l’Isee, l’indicatore che misura la ricchezza delle famiglie calcolato in base al reddito, alle proprietà e al denaro sul conto corrente. A parità di ricchezza varrà l’ordine di presentazione della domanda per la graduatoria, che sarà unica e su base nazionale.

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