EREDITARIETÀ 27 Novembre Nov 2012 1255 27 novembre 2012

Ansia in gravidanza, figli stressati

Lo sostiene una ricerca inglese: possono diventare vittime di bullismo. Ma gli esperti sono scettici.

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bullismo

I bambini con problemi di ansia e relazionali tendono ad essere più facilmente vittime dei bulli.

Getty Images/iStockphoto

Avete subito forti stress in gravidanza? Per i ricercatori dell'Università di Warwick, in Inghilterra, in futuro il vostro bambino potrebbe essere vittima di bullismo. Lo studio sostiene che situazioni di tensione durante la gestazione possono essere trasmessi al feto causando uno sviluppo psicologico instabile nei bimbi, che reagiranno nei momenti difficili con ansia, pianto, voglia di fuggire e saranno maggiormente predisposti a diventare le vittime preferite dai bulli. Ma altri studiosi sono scettici a riguardo: interagiscono troppi altri fattori.
LO STUDIO SU QUASI 9 MILA BAMBINI
La ricerca, pubblicata dal Journal of Child Psychology and Psychiatry e guidata dal professor Dieter Wolke, nasce con il reclutamento di circa 14 mila donne, tra il 1991 e il 1992, i cui bambini sono stati poi seguiti longitudinalmente e annualmente fino ad ora. Nello specifico in questo studio sono inclusi 8.829 bimbi tra gli 8 e i 10 anni, sottoposti a test specifici a partire dai 7 anni (Avon Longitudinal Study of Parents and Children).
COLPA DEL FETAL PROGRAMMING
Gli scienziati hanno rilevato che i bambini le cui mamme hanno sperimentato in gravidanza difficoltà di vario genere (problemi familiari, abuso di alcool, assunzione di droghe, difficoltà finanziarie, ma anche ansia o depressione) sono più inclini a subire violenze dai loro coetanei. La spiegazione, per gli autori dello studio, sta tutta nella teoria del fetal programming secondo cui le modificazioni dell’ambiente intrauterino, a causa di fattori nutrizionali come l’ipo/ipernutrizione, lo stress psicologico, le infezioni e il fumo, sono in grado di “modificare” il regolare sviluppo del feto rendendolo suscettibile a sviluppare patologie nell’età adulta.
MA INTERAGISCONO ANCHE ALTRI FATTORI
Massimo Candiani, direttore dell'Unità operativa di Ginecologia dell'ospedale San Raffaele di Milano, spiega a LetteraDonna.it: «La placenta funziona come barriera difensiva, ma esistono studi che mettono in correlazione lo stress materno con la predisposizione del bambino verso alcune malattie (asma e infezioni), soprattutto nei casi di gravidanza in cui lo stress è grave e continuato e quindi potrebbe incidere sulle difese immunitarie del bambino. Ma parliamo appunto di "predisposizione"». Quindi esprime le sue perplessità sull’assoluta attendibilità della ricerca dell’Università di Warwick: «Per confermare una relazione tra stress della madre e comportamenti successivi devianti del bambino e dell'adolescente, occorre prendere in considerazione molti altri fattori che interagiscono fra loro: primo fra tutti la qualità della relazione madre-bambino nelle prime fasi della vita post natale, poi l'influenza dell'ambiente familiare, i modelli educativi che il bambino ha ricevuto, e infine l'ambiente sociale in cui cresce».
LO STRESS NON È "OGGETTIVO"
Lo studio diretto dal professor Wolke, insomma, ha senz’altro il pregio di essere uno dei primi ad analizzare la diretta correlazione tra uno stato di forte tensione nervosa durante la gravidanza e la vulnerabilità del nascituro in età scolare, ma rischia di risultare un po’ approssimativo. Come sottolinea anche Pietro Saccucci, direttore del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale San Filippo Neri di Roma: «La ricerca prende in considerazione soltanto lo stress, che di per sé è «non oggettivabile» e quindi non dimostrabile scientificamente, mettendo da parte altre varianti fondamentali, come il contesto affettivo e ambientale. Perché, se per molte patologie organiche si può dire che il feto di oggi è l’adulto di domani, non abbiamo ancora la certezza di poter dire la stessa cosa per i disturbi della sfera psichica».

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