evoluzioni 8 Novembre Nov 2012 1154 08 novembre 2012

James Bond, licenza di piangere

Da macho a uomo maturo. Lo 007 Daniel Craig piace anche alle femministe.

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Skyfall - Royal World Premiere - Alternative View

Daniel Craig, 44 anni, alla premiere di Skyfall, alla Royal Albert Hall di Londra.

Gareth Cattermole - 2012 Getty Images

È passata poco più di una settimana dal lancio in sala e Skyfall, l’ultima pellicola di James Bond, quella dalla gestazione tormentata e a rischio chiusura, quella che segna il traguardo dei 50 anni di vita dello 007 più famoso al mondo, non smette di far parlar di sé. Complice la comparsata di Daniel Craig a fianco di Queen Elisabeth nella cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Londra e complice una collaudata strategia di marketing, il film ha fatto il botto di incassi. E non solo.
JAMES, UN BOND BIPARTISAN
Forse per la prima volta ha messo d’accordo pubblico maschile e femminile. La pellicola diretta da Sam Mendes, il raffinato regista di American Beauty, è infatti tutto fuorché banale. Craig/Bond non ha il fisico statuario di Pierce Brosnan: ha la barba lunghetta, il corpo affaticato, fa persino poco sesso. È invecchiato: è più uomo e meno macho.
UN NUOVO RAPPORTO CON LE DONNE
Il cambiamento del protagonista si riflette anche sui personaggi femminili della pellicola: se in passato le Bond girls (fatta eccezione per Ursula Andress e Grace Jones) erano poco più che incolori comparse, Skyfall presenta donne volitive. C’è il super-boss M., certo, ma anche la splendida e raffinata Severine e la pragmatica Eve. Le columnist del Guardian lo hanno notato, dedicando al tema una paginata dall’inequivocabile titolo Skyfall è il film 007 meno sessista? (notare il punto interrogativo). Αnalizzando i personaggi, le autrici annunciano un cambio di rotta, un’attenzione a tratteggiare le donne in maniera diversa che in passato.
M., LA VERA PROTAGONISTA DEL FILM
Del resto è la stessa Judi Dench/M. a bollare Bond come un «dinosauro sessista e misogino»: è lei la regina incontrastata della scena, quella che ti fa dimenticare anni di donne chiamate genericamente Bond Girl, cui spettavano vacui dialoghi. M. comanda il gioco, e dirige anche il cambiamento comportamentale di Mr Bond. M. è una donna di potere, non più nel fiore degli anni, ma di indubbio fascino. Questo ha convinto le femministe inglesi, alla fine, ad applaudire la pellicola.
MEGLIO CRAIG O PITT?
E le opinioniste italiane? Natalia Aspesi su Repubblica ha elogiato Craig, perché ci salverebbe «dal genere fighetto cioè Brad Pitt: capelli biondi lisci, barbetta appena accennata, occhi azzurri che, misteriosamente malinconico dichiara in inglese, con sottotitoli in italiano, la sua passione per un profumo e per la signora che se lo è annaffiato addosso». Per fortuna Craig/Bond è diverso: macho, ma tormentato, un po’ acciaccato (quasi sfortunato) e non solo interessato alla conquista del gentil sesso.
UNO 007 MENO MACHO E PIÙ UOMO
Giovanna Cosenza e Loredana Lipperini, firme italiane da sempre attente alla rappresentazione della donna nei media, non si espongono. «Non ho visto il film, nemmeno il trailer, per cui non vorrei pronunciarmi, ma ho notato che si discute del tema, e mi fa piacere», ha dichiarato a LetteraDonna Giovanna Cosenza, docente di Semiotica all’Università di Bologna e autrice del blog Dis.Amb.iguando. Caterina Della Torre, di Dol’s Magazine,  sottolinea invece come solo nella prima mezz’ora si ripetono i classici cliché (effetti speciali, uomo che non deve chiedere mai) del genere 007. Tutto cambia con la morte e con la nuova storia di Mr Bond. Che rinasce meno macho e più uomo. Così come le protagoniste femminili. Meno Bond Girl e più Ladies.

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