SEX & THE SPREAD 6 Novembre Nov 2012 1734 06 novembre 2012

Cina, sesso e paradosso

Nel Paese del dragone è vietato il nudo integrale. Ma l'hard fa affari d'oro. E non conosce crisi.

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Sexual aids are displayed at the Canton

Sex toy in mostra alla fiera di Guangzhou.

MIKE CLARKE - 2009 AFP

Complessa la situazione della Cina. Prendiamo il sesso, ad esempio. Fino a non molto tempo fa era un vero dramma. Nel senso che se nascevi con quello sbagliato, quello femminile ça va sans dire, poteva anche capitarti di essere abbandonata (quando non preventivamente abortita). La politica del figlio unico, in voga fino a pochi anni fa per contenere il boom demografico cinese, ha generato un paradosso: oggi ci sono dieci milioni di uomini che non riescono a trovar moglie. Troppo poche le donne in patria. I single straricchi fanno notizia, perché cercano le partner perfette in specifici concorsi, poi ci sono tutti gli altri.
DETTARE LEGGE SOTTO LE LENZUOLA
Quelli educati al motto «maschio è meglio» , figlio di retaggi maoisti ma anche della grande industrializzazione, che vedeva le donne come ‘spine nel fianco’ all’economia. Quelli cui è stato inculcato che le persone dell’«altra metà del cielo» (copyright Mao Ze Tung) sono o indefesse lavoratrici o dolci stelle del focolare. Nulla loro deve essere dato, anche a letto, se non lo stretto necessario. E poco importa che lo stesso Mao fosse famoso per essere un farfallone: il Partito Popolare Cinese pretende ancora, almeno sulla carta, di dettare legge anche sotto le lenzuola e nei rapporti tra uomo e donna.
L'EROS NON CONOSCE CRISI
La notizia di questi giorni - tanto per dimostrare che sex and spread si prendono spesso per mano – sono allora quei 30 mila visitatori che hanno pagato il biglietto per poter entrare nella più grande fiera dell’erotico della Cina, che si è svolta a Guangzhou pochi giorni fa. Il sesso è (forse) uno dei pochi settori in cui l’economia non pare avere il freno a mano e i gerarchi cinesi hanno dovuto chiudere un occhio. Nel Paese del dragone, dove sei milioni di donne sono etichettate come sex workers (prostitute? amanti a pagamento? escort? accompagnatrici?), in tv e nei cinema è ancora proibito il nudo integrale, anche per uso artistico. Figurarsi un sexy festival.
SOLDI E LIBERAZIONE SESSUALE
Eppure là dove non arriva la morale, ha potuto il denaro: in fiera sono andati a ruba i sex-toy più costosi (anche 10 mila dollari l’uno), quasi fossero l’ultima it-bag di Louis Vuitton da mostrare a passeggio.  Per non parlare della promozione degli interventi di ricostruzione dell’imene, molto ambiti dalle giovani-bene di Shanghai per arrivare ‘vergini’ al matrimonio.
Se la liberazione sessuale dell’Occidente è passata (anche) attraverso Woodstock, quella della Cina arriva dritta dritta dal portafogli.

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