RIVELAZIONE 2 Novembre Nov 2012 1527 02 novembre 2012

Galliano, parla Arnault jr

L'erede del colosso Lvmh racconta lo scandalo e il successivo licenziamento dello stilista di Dior.

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Meglio conosciuto come il figlio dell'uomo più ricco di Francia e come il fidanzato della top model russa Natalia Vodianova, Antoine Arnault, figlio di Bernard, è il principe della moda, ambasciatore di Louis Vuitton, presidente e amministratore delegato della holding francese del lusso Lvmh (nata con Christian Dior e che ora detiene oltre 60 marchi tra cui Givenchy, Marc Jacobs, Donna Karan, Fendi, Veuve Clicquot, Tag Heuer e Guerlain), è tra gli eredi di un patrimonio stimato in oltre 40 miliardi di dollari. Insomma, quando il pupillo francese parla, è bene stare ad ascoltarlo. Soprattutto se decide di ritirar fuori una questione calda, come il licenziamento dello stilista di punta del gruppo, John Galliano, in seguito alla sua performance razzista da ubriaco.
IL CASO GALLIANO
Intervistato dall'Observer il 35enne d'oro ha spiegato di aver imparato la sua più grande lezione proprio da suo padre, su come comunicare con gli stilisti, quella categoria dorata che viene spesso trattata coi guanti: «Mi dispiace ma gli stilisti non sono artisti», ha spiegato Arnault jr, «Possono avere lo stesso talento, ma se si definiscono tali, allora si mettano a dipingere e a scolpire. Qui lavorano nell'industria ed è bene che vengano indirizzati». Come suo padre ha sempre fatto con i "suoi" stilisti. Fino a quando non ha dovuto avere a che fare con il genio di casa Dior, Galliano appunto, dopo lo scandalo: «Verso la fine della vicenda, mio padre non riusciva neanche più a parlarci insieme», ha raccontato Antoine, «era impossibile, non ascoltava proprio. Ed è stato a quel punto che è crollato tutto».
CARRIERA MERITATA
E mentre il rampollo si prepara a rilanciare il marchio Berluti, storica maison di moda maschile ammette: «Ho una vita e un lavoro magnifici, ma me la sono meritata», assicura, «lavoro duro, e sì, mio padre crede in me ogni giorno di più e mi coinvolge in decisioni impegnative, ma per favore, non preoccupatevi per me». Nessun rischio, signor Arnault.

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