CHIOMA 22 Ottobre Ott 2012 1339 22 ottobre 2012

Non abbandonarli

Il 62% delle donne considera la caduta dei capelli più imbarazzante della cellulite. Combattiamola.

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pettinare

Una donna su tre ha problemi di diradamento dei capelli.

Getty Images - (c) George Doyle

Ne soffre una donna su tre, soprattutto dopo i quarant’anni. Ma anche le più giovani non ne sono esenti. Secondo la ricerca condotta dall’Istituto di demoscopia di Allensbach (Germania) nel 2010, il 62% delle donne considera il diradamento della chioma una questione molto seria, più grave e imbarazzante della cellulite. Un problema che induce sofferenza, depressione, disagio nei rapporti sociali. L’aumento dei casi di alopecia dal 2010 ad oggi, soprattutto tra le più giovani, sembra essere legato a stress, inquinamento, diete severe e squilibrate che riducono la vitalità del bulbo.
STRESS DA IMPOVERIMENTO COLETTIVO
Ma non solo. Recenti ricerche condotte nel 2012 da IHRF, Fondazione di ricerca per la patologia sui capelli, presieduta dal dottor Fabio Rinaldi, docente presso La Sorbona e dermatologo a Milano, hanno rilevato che lo stress da disoccupazione e l’impatto dell’impoverimento collettivo, hanno un effetto negativo sulle nostre teste. Lo studio, che ha coinvolto 100 dermatologi e 634 pazienti che hanno subito la perdita del lavoro (62% donne, 38% uomini, di età compresa tra i 35 e i 58 anni), ha evidenziato la prima comparsa di chiazze di alopecia areata nel 6% dei soggetti (contra una media del 2%) e una caduta importante e cronica dei capelli (defluvium telogenico) nel 47% dei casi (la media è del 20%), per il restante 47%, i pazienti soffrivano di patologie cutanee normalmente riferibili allo stress. La soluzione alla calvizie? «Fronteggiare qualsiasi patologia originata da stress, facendo ricorso allo yoga, ancor prima che alla psicoterapia o ai tranquillanti», afferma il dottor Rinaldi. Allentare le tensioni è un buon inizio, ma una strategia efficace deve intervenire anche sulle condizioni di salute di bulbi e capelli: un uso combinato di terapie offerte dalla scienza medica, di trattamenti topici a uso domiciliare e di integratori alimentari, può favorire il raggiungimento di buoni risultati.
QUANDO PREOCCUPARSI
Non è importante il numero di capelli che si perdono in una giornata (la dotazione di capelli varia da 100 a 200 mila, quindi la caduta può interessare da 30 a 100 capelli in media al giorno), quel che conta è che vengano sostituiti. Anche se perdessimo quotidianamente solo tre capelli, basterebbe che non venissero sostituiti per avere un diradamento importante fino alla calvizie. Per sapere quanti capelli crescono e quanti ne cadono si utilizzano il tricogramma e il pull-test: incrociando i dati dei due esami si riesce a monitorare minuziosamente il processo di caduta in atto, permettendo una terapia più mirata ed efficace.
LE STRATEGIA CHE AIUTANO
Tra le cure più consolidate per uso topico ci sono le lozioni a base di minoxidil (la molecola ad effetto vasodilatatore più utilizzata contro la caduta dei capelli) e idrocortisone. Tra le più innovative, invece, le combinazioni di ingredienti attivi a base di fito-flavonoidi (isoflavoni di soia), caffeina, neuropeptidi e niacina. Nei casi di caduta stagionale, per rafforzare la radice, sono utili integratori per bocca ricchi di minerali come ferro, rame e zinco. Durante il climaterio, quando i livelli di estrogeni si riducono, può comparire l’alopecia androgenetica caratterizzata da un assottigliamento della radice e da capelli che si indeboliscono riducendosi a una leggera peluria per poi cadere: «Se la donna è in post-menopausa, possono essere utilizzati gli estrogeni (ad esempio il 17-alfa-estradiolo) come ingredienti di lozioni. La loro azione avviene per assorbimento sistemico e quindi non va considerata una terapia locale, ma generale. Sono validi anche brevi cicli di finasteride: un farmaco che si usa per la calvizie maschile e che può essere utile in menopausa, quando non c’è rischio di gravidanze (altrimenti non si può prescrivere)», afferma la dottoressa Magda Belmontesi, dermatologa e docente all’Università di Pavia. Con costanza e determinazione, i risultati non tarderanno ad arrivare.

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