22 Luglio Lug 2015 1815 22 luglio 2015

Due salumiere in tacchi a spillo

Intervista alle Santorine, le due sorelle pugliesi che grazie a un sapiente utilizzo dei social sono riuscite a far arrivare il capocollo prodotto dal padre fino ai magazzini Harrods di Londra.

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Micaela e Angela Santoro nel loro salumificio di Cisternino (Br).

Dino Maglie - Dino Maglie

Sorridenti, intraprendenti e sempre interconnesse. Sono così Angela e Micaela Santoro, conosciute dal popolo dei food blogger come le Santorine. Sorelle e socie in affari, sono entrate nell’azienda del padre, il Salumificio Santoro di Cisternino (BR), in quella zona della Puglia ricca di ulivi e muretti a secco, e hanno compiuto una vera e propria rivoluzione social. In pochi anni il loro Capocollo di Martina Franca, presidio Slow Food e salume d’eccellenza, è diventato famoso sul web grazie alle due testimonial d’eccezione, tanto che recentemente Google ne ha riconosciuto i meriti con tanto di attestato.

IMPRENDITRICI DI TENDENZA
Attente alla qualità di ciò che producono e di quello che postano, le Santorine sono presenti a tutti gli eventi enogastronomici che contano e sono amate dagli chef stellati e dai food blogger più seguiti. Sono delle artigiane del gusto in tacchi a spillo, perché nel loro lavoro la femminilità è un requisito fondamentale. Su internet la loro popolarità è data anche dagli occhiali che indossano o dal colore di capelli che portano. Insomma, delle influencer a 360 gradi. LetteraDonna.it le ha incontrate per farsi raccontare il loro percorso di giovani imprenditrici social.

Micaela e Angela Santoro del Salumificio Santoro di Cisternino (Br).

DOMANDA: Come vi siete avvicinate all’azienda di vostro padre?
RISPOSTA: Il nostro inserimento in azienda è stato un percorso del tutto naturale e involontario. Sin da piccole abbiamo respirato l’aria della salumeria d’eccellenza, che abbiamo imparato ad amare grazie a nostro padre, alla mamma e alla nonna. Siamo sempre state libere di scegliere il nostro percorso, tant’è che Micaela aveva intrapreso inizialmente la strada della musica, frequentando il conservatorio nella classe di sassofono. Angela invece si è iscritta a Economia a Lecce.
D: Com'è scoccata la scintilla?
R: Micaela è rimasta sempre più affascinata dal meraviglioso mondo che circondava nostro padre, così ha deciso di seguirlo, osservarlo ed affiancarlo fino ad ottenere uno spazio tutto suo all’interno dell’attività. Tre anni dopo è arrivata anche Angela.
D: Tra sorelle, come riuscite ad andare d’accordo?
R: Come tutte le sorelle abbiamo attraversato un periodo, quello adolescenziale, in cui litigavamo praticamente tutti i giorni e non condividevamo nulla. Superata poi questa fase siamo diventate, più che sorelle, due complici di vita. Condividiamo tutto (a parte i fidanzati per fortuna), siamo cresciute insieme e continueremo a farlo.
D: Come vi siete divise il lavoro?
R: Nel lavoro questa nostra complicità ci aiuta moltissimo, perché riusciamo a collaborare e allo stesso tempo dividere i compiti, senza creare competizioni o intoppi inutili. Ad oggi Micaela si occupa della parte amministrativa e contabile, mentre Angela della comunicazione e dei rapporti con l’esterno.

Micaela e Angela Santoro con Al Bano Carrisi.

D: Qual è stata la prima grande rivoluzione che avete fatto in azienda?
R: Sicuramente il cambio del marchio aziendale. Ricordiamo ancora con estrema soddisfazione l’aver convinto, non senza opposizioni, nostro padre a stravolgere completamente e radicalmente l’immagine del brand e a fidarsi del gusto di due donne giovani che avevano deciso di rimodernare l’idea di 'fare salumi'.
D: Quando avete capito che internet e i social network avrebbero aiutato in tal senso?
R: Tutto è cominciato per gioco, anche se in realtà per noi non ha mai smesso di esserlo, postando qualche foto dai nostri profili privati in cui raccontavamo cosa facevamo. Poi pian piano abbiamo capito che era giusto dedicare e creare la giusta visibilità intorno al Capocollo e all’azienda. Così è nata la pagina fan ufficiale del Salumificio Santoro, presente su tutti i social network.
D: Ormai la vostra immagine è legata al vostro prodotto, non temete una sovraesposizione?
R: Abbiamo deciso di metterci la faccia. E con questa affermazione non vogliamo sembrare autoreferenziali o egocentriche, ma semplicemente siamo convinte che la differenza tra un buon prodotto ed un prodotto d’eccellenza sta nelle persone che ogni giorno gli dedicano tempo, passione e amore. Siamo noi le responsabili dei nostri salumi, nel bene o nel male ci appartengono e non abbiamo paura di farvelo vedere.
D: Com’è nato l’hashtag #lesantorine e come ha cambiato la vostra presenza sui social network?
R: È stato ideato da un nostro carissimo amico 3 anni fa, che per gioco ci disse: «Ragazze, voi siete belle come le veline, ma essendo molto più intelligenti avete deciso di fare... le santorine». Questo nomignolo nato per gioco, col tempo ci ha dato molto riscontro sui social network, riuscendo a collegare istantaneamente questa parola a noi due ed al Capocollo.
D: L’attestato di merito come 'Eccellenze digitali' assegnatovi da Google è per voi un traguardo o un punto di partenza?
R: L’attestato avuto da Google è stato inaspettato e ci ha riempito di gioia, perché non è semplice far capire oggi che la comunicazione sui social è importante e ancor più necessaria per aziende piccole come la nostra. La parte comunicativa viene gestita maggiormente da Angela, ed è a lei che va il maggior merito. Crediamo che nella vita non ci siano traguardi, ma solo continui punti di partenza e noi di strada ne abbiamo ancora tanta da fare.

Angela Santoro con Carlo Petrini, patron di Slow Food.

D: Il vostro capocollo è venduto da qualche anno anche ai magazzini Harrods di Londra. Merito dei social?
R: Non in questo caso, ma sicuramente molto del merito va alla cura dell’immagine del nostro brand, dato che a far scoccare la scintilla fra noi e i buyer di Harrods è stato un incontro durante un importante evento fieristico nazionale, dove il nero e l’oro del nostro marchio hanno particolarmente colpito i londinesi. Da lì in poi, la qualità del prodotto e la solidità aziendale hanno fatto il resto.
D: Quali difficoltà incontrate come donne nel vostro settore?
R: Questo è un settore decisamente maschile e maschilista. All’inizio del nostro percorso non è stato affatto facile rapportarci a questo mondo. Nelle fiere venivamo scambiate per hostess oppure riuscivamo ad ottenere poca credibilità da parte degli interlocutori. Non abbiamo mollato, e in questo nostro padre ci ha supportate tanto. Oggi possiamo dire che le cose sono cambiate, c’è rispetto e attenzione negli approcci lavorativi e ne siamo contente. La strada è ancora lunga, ma del resto parliamo pur sempre di uomini, ahimè (ride, ndr).
D: Quali sono invece i punti di forza che l’essere donna vi permette di avere nel lavoro?
R: Sicuramente l’essere donna aiuta molto sotto l’aspetto dell’intuizione, dell’attenzione ai particolari, che sono molto importanti quando decidi di attuare un percorso di eccellenza come il nostro. Poi ci sono anche la difesa della bellezza e, perché no, quel pizzico di malizia che aiuta a smorzare le situazioni pesanti che possano venire a crearsi.
D: Di tutte le personalità che avete avuto modo di incontrare col vostro lavoro, chi vi ha colpite di più e perchè?
R: Bella domanda. Abbiamo la fortuna di incontrare ogni giorno persone splendide nel nostro lavoro e questo è in assoluto il lato che più ci fa sentire fortunate di poter respirare quotidianamente qualità ed energia di questo tipo. Un nome su tutti però ci tengo a farlo: Angelo Gaja, grandissimo produttore di vino, simbolo in tutto il mondo del miglior vino italiano, ci ha lasciato una regola di vita che per noi è diventato un mantra: nella vita bisogna «fare, saper fare, saper far fare e far sapere».

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